Anguria Crimson sweet
Anguria Crimson sweet
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L’anguria Crimson sweet è una pianta appartenente alla specie delle cucurbitacee e il nome scientifico è “Citrulls Ianatus’.
Chiamata anguria nelle regioni del nord e cocomero o melone d’acqua in quelle meridionali è pianta originaria dell’Africa tropicale. Era già conosciuta dagli antichi Egizi che la coltivavano lungo il Nilo. Successivamente fu introdotta nel bacino del Mediterraneo e si diffuse nel nostro paese all’inizio dell’era Cristiana. Oggi è largamente diffusa in tutto il mondo, sia nella fascia tropicale che in quella temperata-calda, per i suoi grossissimi frutti pieni di una polpa molto acquosa, dolce e rinfrescante. A livello mondiale la coltivazione dell’anguria interessa 1 milione e 500.000 ettari e in Italia ha ampia diffusione ed è coltivato in pieno campo o in coltura pacciamata su più di 18.000 ettari.
L’anguria Crimson sweet è una pianta erbacea annuale costituita da uno stelo che rapidamente si ramifica in altri steli striscianti sul terreno, lunghi fino ad alcuni metri, muniti di viticci.
Le foglie sono spicciolate, grandi con lembo ampiamente lobato, di colore verde olivastro.
Le radici sono molto sviluppate soprattutto in superficie ma anche in profondità.
Il frutto dell’ anguria Crimson sweet è di forma ovale e di pezzatura indicativa che oscilla fra i 12 /18. Quando innestata può facilmente superare i 20 kg.
La buccia di colore verde medio e striature ben marcate, è di buon spessore. Ciò consente un comodo trasporto e buona conservazione.
La polpa è di colore rosso intenso, compatta e scarsamente fibrosa, dolcissima con un gusto ineguagliabile.
L’anguria Crimson sweet è adatta sia per la coltivazione in ambiente protetto che in pieno campo.
È una pianta vigorosa a ciclo precoce, dall’ eccezionale uniformità e capacità produttiva
L’anguria Crimson sweet ha esigenze termiche assai elevate: la temperatura minima di germinazione è di 15 °C, il che impone di seminarla solo a primavera avanzata (aprile-maggio) per essere raccolto in piena estate. Poiché le produzioni precoci hanno un valore economico molto elevato, il cocomero si coltiva spesso in campo in coltura semiforzata: la più semplice forma di forzatura è la pacciamatura del terreno con film plastico, una forma più intensiva prevede, oltre alla pacciamatura, la copertura delle file con piccoli tunnel anch’essi di film plastico. L’effetto termico di queste coperture nelle prime settimane di crescita consente di anticipare di diversi giorni l’inizio della raccolta e farne una vera primizia.
Data la scarsa piovosità durante la stagione di crescita, l’irrigazione è quasi sempre indispensabile. I terreni più adatti al cocomero sono quelli fertili, profondi e sciolti, o per tessitura o per ottima struttura.
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